Ha senso la guerra a Youtube?

21 08 2008

Mediaset ha recentemente chiesto a YouTube 500 milioni di euro per violazione dei diritti d’autore e perche’ ospita circa 3.000 ore di trasmissione andate in onda sulle proprie reti.
Caso unico al mondo, siamo riusciti di nuovo a farci notare.
Ci sono due considerazioni: una riguarda il predicatore, cioe’ un gruppo che a dispetto di sentenze della giustizia italiana ed europea, continua con Rete 4 ad occupare una frequenza televisiva che dovrebbe essere assegnata ad Europa 7, col risultato che lo Stato Italiano, cioe’ i cittadini, paga 350.000 euro di multa dal 1/1/2006, e il conto oggi ha gia’ superato i 130 milioni di euro.

Una considerazione piu’ generale riguarda internet e le nuove forme di intrattenimento e di comunicazione. Oggi Internet si trova nella cosiddetta fase 2.0, quella cioe’ in cui i contenuti sono creati dagli stessi utenti: i blog, il social networking (Facebook e MySpace), lo stesso YouTube, Twitter, Flickr, e moltissimi altri. Quando la determinazione dei contenuti passa in mano a milioni di persone, e’ evidentemente impossibile controllarne la diffusione.
Il problema e’ che la velocita’ alla quale si muove la rete non puo’ essere seguita dai legislatori. La legge e’ piu’ lenta, e la disciplina di questioni come i diritti d’autore riguarda un contesto ormai vecchio. Per chi creava contenuti (tv, cinema, musica) controllare la riproduzione su larga scala e’ impossibile.
E’ anche vero il contrario: che la televisione fa largo uso di video che appaiono su youtube a supporto dell’informazione (vera o satirica).
Mediaset, come il suo padrone, e’ ferma in un epoca in cui il mondo era diverso. Invece si evolve, va avanti e non sara’ Mediaset a fermarlo.
BBC, che e’ un canale serio e non un generatore di veline e tronisti, ad esempio ha creato un suo canale su YouTube, e allo stesso tempo non impedisce che sue trasmissioni televisive siano usate da altri. Il punto quindi non e’ fermare il mezzo, ma come sfruttarlo.
Quando la musica ha cominciato a circolare gratuitamente su Internet, le case discografiche hanno prima cercato di fermarlo per via giudiziaria, finche’ non hanno capito che era meglio adattarsi ed usarlo come nuovo canale di diffusione del loro prodotto. Ci sono gia’ casi di dischi usciti solo su Internet.





Ho un problema: clutterizzo.

16 03 2008

Tanti anni fa c’erano due canali TV. Quando l’offerta televisiva e’ aumentata e’ nato lo zapping: saltiamo tra i diversi canali e ci vediamo un pezzettino di tutto, e raramente qualcosa per intero.
Tanti anni fa si compravano i dischi, scegliendo tra una quantita’ offerta ragionevole e soprattutto tenendo conto di limiti di spazio (in questo senso il CD ci ha liberati da una serie di problemi).
Ascoltando le cassette si ascoltavano le canzoni per intero, visto che passare alla successiva era abbastanza noioso e si doveva aspettare l’avanzamento “veloce” del nastro col dito premuto.

Con Internet e con la creazione del formato MP3 l’offerta di musica e’ cresciuta enormemente. Si possono avere migliaia di canzoni, non serve comprare un intero disco dove ci piacciono solo 2-3 pezzi, e non c’e’ alcuno problema di spazio, basta ormai un lettore grande (o piccolo) quanto un biglietto da visita per contenerle tutte.
Quello che ho scoperto che mi succede e’ che faccio fatica ad ascoltare una canzone oltre il minuto, minuto e mezzo.
Premo un tasto e sono immediatamente su un’altra canzone, o posso ricercare per nome, genere, etc.
Insomma, dal momento che non abbiamo limiti nell’offerta non ci fermiamo e vogliamo sempre qualcosa di piu’ e qualcosa di diverso perche’ sappiamo che e’ li’ e molto facilmente accessibile.
Non capita solo a me, l’ho verificato anche per amici. Qualcuno la chiama “clutterizzazione”, in itangliano e per fare un po’ chic.
E’ come trovarsi davanti a un buffet con cibo illimitato, si prende’ un bocconcino di tutto per essere sicuri che non ci scappi niente. Ma e’ davvero meglio un buffet enorme di un semplice buon piatto di pasta gustato dall’inizio alla fine?