Cavaliere comunista

16 08 2008

C’e’ una differenza tra la faziosita’ e la propaganda. Secondo il Sabatini-Colletti faziosita’ e’ “adesione aggressiva agli interessi di una parte”. Benche’ scorretta se si tratta di informazione, puo’ essere spontanea e perfino disinteressata a volte. Una volta c’erano i giornalisti faziosi.
La propaganda e’ “attività volta a persuadere il maggior numero di persone della bontà di idee, ideologie o prodotti commerciali”. La differenza e’ che la propaganda e’ metodica, organizzata, disegnata e con obiettivi precisi.
Oggi in Italia c’e’ propaganda.

Un esempio e’ sul “problema” della sicurezza. La conferenza stampa del ministro Maroni sulla sicurezza e’ stata trasmessa da tutti i TG (l’immagine attira l’attenzione molto piu’ efficacemente del giornalista in studio) e se ne evinceva che i nuovi provvedimenti sulla sicurezza hanno gia’ portato eccellenti risultati. Ma solo il giorno prima, il Sole24Ore – non un organo dei bolscevichi – pubblicava che i dati sono del primo semestre 2008 (quindi anche per i 4 mesi precedenti alle elezioni) e che “confermano la netta inversione di tendenza cominciata nel giugno del 2007″ (quindi quasi un anno prima). E che il risultato si deve ai “Patti di Sicurezza” del ministero Amato, che Maroni ha rifinanziato.

Ma basta dire qualcosa piu’ forte e soprattutto su un mezzo con un audience molto piu’ ampia, che il gioco della distorsione e’ fatto.

Quindi, a) i nuovi provvedimenti non hanno dato alcun contributo (d’altronde sarebbe troppo presto per fare qualsiasi paragone attendibile), b) non era neanche reale il problema nel periodo delle elezioni.
Quando hai organi di informazione che ad arte ogni giorno mettono come prima notizia lo scippo alla vecchietta, le botte al Tizio, e il furto nell’appartamento del Caio, allora crei un clima di insicurezza e paura.
Ovviamente lo spazio dedicato ai dati del Sole24ore e’ stato pari a zero.
All’estero, nei paesi civili, la chiamano manipolazione dell’informazione. Siamo uno degli ultimi paesi comunisti!





Il vagabondo si evolve

7 08 2008

Nel blog ci sono due nuove funzionalita’ che permettono di ricevere automaticamente i post senza doverlo visitare.

Una prima opzione e’ iscriversi alla mailing list: basta inserire la propria email e quando ci sara’ un aggiornamento lo si ricevera’ in email.

La seconda e’ un po’ piu’ sofisticata: chi usa un RSS reader puo’ aggiungere il blog clikkando sulla iconcina arancione, e gli aggiornamenti saranno scaricati nel lettore.





Cafoni al potere

6 08 2008

La Procura di Venezia ha archiviato l’ipotesi di reato per vilipendio per Umberto Bossi, che aveva insultato a Padova inno nazionale e bandiera.

Secondo il De Mauro, il vilipendio e’ “reato consistente nel manifestare pubblicamente disprezzo verso persone, istituzioni o cose espressamente tutelate dalla legge: v. delle forze armate, della bandiera, del presidente della repubblica. “. Ecco, non dico altro…

Al di fuori del fatto giudiziaro, la assuefazione citata un paio di post fa sembra ormai essere anche rispetto allo scadimento del buon senso e del buon gusto. Politici, ministri e primo ministro si rivolgono a sostenitori e oppositori con insulti e gestacci.

Ora, si dice molto sul livello dei ragazzi al liceo, della maleducazione e del vandalismo. Ma quando gesti e dichiarazioni di questo livello, e il disprezzo per chi vede le cose in maniera diversa, diventano parte della “normale” dialettica della classe dirigente nazionale e pane quotidiano in giornali e TV, non vedo come non possano essere assimilati. Non i gesti in se’, ma la cultura che rivelano.

E se non e’ vilipendio quello di Bossi, di fatto il reato non esiste piu’. Un po’ come il falso in bilancio.





Discorso di dimissioni di Olmert

5 08 2008

Dichiarando con forza la propria innocenza e l’estraneita’ alle accuse, il  primo ministro israeliano Olmert, sotto inchiesta per un finanziamento  illecito di 150.000 dollari (un’inezia perfino rispetto alle accuse alla  giunta regionale abruzzese), ha lasciato il suo posto dicendo quanto  segue:

[...] I am proud to be a citizen of a country in which a prime minister can  be investigated like any other citizen. It is the duty of the police to  investigate. It is the duty of the State Prosecutor’s Office to instruct the  police, and I have nothing against them for that. The prime minister is  not above the law, but neither is he beneath it.
[...] What is more important? My private justice, or the public good? My  private justice is very important to me. The infringement of my family’s  privacy pains me exceedingly. In the choice between the considerations  of my status and ability to struggle for my justice, and the considerations  of the good of the state, the latter are more important.

Povero Olmert, ha la sfiga di non essere un politico italiano.





“I politici sono lo specchio degli elettori”

5 08 2008

L’Italia e’ un paese narcotizzato. Dopo un paziente lavoro di 20 anni, con canali televisivi che offrono tv di bassa qualita’, veline, tronisti, drive-in, Grandi Fratelli, Massimo Boldi, narcotizzando casalinghe e liceali (al Corriere Della Sera il 10 Dicembre 2004 diceva: “Il pubblico italiano non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco… È a loro che devo parlare”) Berlusconi governa un paese che ha clamorosamente abbassato i propri standard culturali, etici, civili.
Un paese che indifferente subisce quotidiani insulti alla propria intelligenza.

Mentre il primo ministro israeliano Olmert si e’ dimesso perche’ indagato per aver ricevuto fondi illegali per 150mila dollari, qualche giorno fa Berlusconi – cui vengono ancora addebitati fondi neri per 280 milioni di euro – ha mostrato ai giornalisti il suo programma di lavoro, lamentandosi dei troppi impegni.

A parte che lavorare come un cane mi pare il minimo per un primo ministro, il dettaglio del foglio mostrato e’ assolutamente rivelatorio: oltre agli impegni istituzionali battuti a macchina dalla segretaria, Berlusconi aveva aggiunto da solo una serie di incontri a penna. Incontrare il suo avvocato, due condannati (Previti e Bossi), due attricette (Evelina Manna e Antonella Troise), la deputata Di Girolamo a cui mandava bigliettini durante una seduta del Parlamento della Repubblica Italiana, e alle 20.30, dopo una giornata di duro lavoro, un incontro con tale “Selvaggia”.
Ora che per legge non puo’ essere infastidito dai giudici, puo’ finalmente dedicarsi al bene del paese, passando mezza giornata con le veline.

Paolo Borsellino diceva “A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato”.
Il Presidente del Consiglio italiano ha definito “eroe” il condannato per mafia Mangano.

E all’italiano medio di tutto questo non gliene importa niente. Forse perche’ lo rappresenta perfettamente.





Candy Candy e Jack Bauer

4 08 2008

Nell’ultima settimana ho letto dei seguenti fatti di cronaca:
- buttafuori ammazzano di botte ragazzo di 20 anni a Mykonos
- uomo accoltella e decapita sconosciuto in bus in Canada
- brasiliano uccide e fa a fette fidanzata inglese e filma tutto
- uomo decapita moglie a Santorini e passeggia per le strade col trofeo

Ora, la sequenza di questi delitti e’ impressionante.
Sono in diverse parti del mondo, diversi contesti, con diversi moventi. Un solo punto in comune, la efferatezza.
E’ chiaro che si tratta di individui squilibrati, in cui un evento casuale costituisce il clik scatenante.
Tuttavia forse non tutto e’ casuale. Viviamo in una societa’ in cui il nostro limite di sopportazione di immagini violente e’ sempre piu’ spostato: tutte le serie TV piu’ di successo (24, Prison Break, CSI, etc.) hanno come elemento fondamentale l’eccesso di violenza. E le premiamo con altissimi ascolti.

Cosi’ come si sposta il limite di accettazione della massa rispetto a immagini e situazioni, allo stesso modo si sposta il confine per chi ha un moto violento. Non uccidera’ come facevano i cattivi di “Starsky e Hutch”, o de “L’ispettore Callaghan”, ma come il – simpatico, tra l’altro – maniaco T-Bone di Prison Break o torturera’ la sua vittima come l’eroico agente Jack Bauer di “24″.
E questo processo di assuefazione comincia molto presto: quando io avevo 8-10 anni, alle 6 del pomeriggio alla TV c’erano Bim Bum Bam e i Puffi, poi i quiz e alla sera la serie piu’ estrema era “Dallas”; ora i cartoni animati non ci sono piu’, alla stessa ora c’e’ cronaca nera in tutte le salse (Cogne, Garlasco, la “tv verita’, etc.”), poi quiz che non passano mai di moda, e alla sera uno degli show sopracitati, o un film in linea.
Prima di andare a dormire, abbiamo visto almeno 5-6 delitti, reali o virtuali…

(L’immagine e’ tratta dal film American Psyco, ispirato al libro di Bret Easton Ellis)





Salvare Venezia

29 07 2008

Ieri mattina ho visto al TG5 la notizia per cui il sindaco di Venezia Cacciari starebbe pensando di far pagare un euro a chi visita Venezia. Dodici milioni di visitatori l’anno, dodici milioni di euro. Quello che serve al Comune per il bilancio.
Apriti cielo, il servizio mostrava gondolieri e baristi imbufaliti, parlava al solito di partito delle tasse, etc. Nessuno spazio alla spiegazione dell’idea. Insomma, un servizio di parte, anzi “contro” parte.

Detto questo, io penso che Cacciari sbaglia. Dovrebbe far pagare 100 euro a chi visita Venezia, non uno soltanto.
Ci sono stato quest’estate e sono sbalordito dal fatto che non sia ancora affondata. Oltre ai soliti turisti, ora si aggiungono russi, cinesi e indiani. Sembrava il Carnevale, ed e’ cosi’ tutti i giorni per 4-5 mesi l’anno.
Per me Venezia e’ un museo a cielo aperto, e l’ingresso in un museo va pagato. E siccome e’ unica al mondo (per chi vuole vedere una citta’ costruita sull’acqua con un patrimonio culturale del genere non ci sono alternative), il prezzo deve essere anelastico. Vuoi vederla? 100 euro. Non li hai? Quest anno vai a Lisbona. Riprova l’anno prossimo e sarai piu’ fortunato.
I turisti non saranno 12 milioni, ma 1 milione, le entrate ben 100 milioni di euro invece di 12, e la citta’ si salvera’. Con i 100 milioni di entrate si puo’ fare perfino un fondo a sostegno dei gondolieri (professione chiusa e settaria) che dovranno cambiare mestiere.





Stati Uniti d’America

4 07 2008

Scrive Peter Gomez sul blog voglioscendere:

“Nel 1967 il ministro della Difesa, Robert S. McNamara, ordinò un’indagine passata alla Storia come i “Pentagon Papers”. Lo studio, coperto da segreto di Stato, doveva stabilire in che modo e perché gli Usa si erano impegnati nella disastrosa guerra del Vietnam. La ricostruzione dimostrò, tra l’altro, che il celebre incidente del Golfo del Tonchino in seguito al quale il presidente Lyndon Johnson si appellò al Congresso e fu di fatto autorizzato ad entrare in guerra, era un falso.

Quattro anni dopo un analista della Cia, sconvolto da quanto scoperto, consegnò a due giornali i Pentagon Papers. Il 13 giugno 1971 il New York Times, iniziò la pubblicazione di una serie di articoli basati su quei documenti. Dopo le prime tre puntate, il ministero della giustizia riuscì a far sospendere le pubblicazioni da una sentenza della Corte federale di New York a cui il governo si era rivolto sostenendo che «gli interessi degli Stati Uniti e la sicurezza nazionale avrebbero subito un danno irreparabile dalla diffusione del dossier».

Il 30 giugno 1971, la Corte Suprema degli Stati Uniti autorizzò però i giornali (al New York Times si era affiancato il Washington Post) a riprendere la pubblicazione. Sulla base del primo emendamento della costituzione americana i giudici stabilirono che la libertà di stampa doveva prevalere «su qualsiasi considerazione accessoria intesa a bloccare la pubblicazione delle notizie».

La sentenza fu scritta da un vecchissimo e celebre costituzionalista, il giudice Hugo Black, morto a 85 anni pochi mesi dopo. Black scrive: «Oggi per la prima volta nei 192 anni trascorsi dalla fondazione della repubblica viene chiesto ai tribunali federali di affermare che il Primo emendamento significa che il governo può impedire la pubblicazione di notizie di vitale importanza per il popolo di questo Paese. La stampa (dal punto di vista dei Padri fondatori) deve servire ai governati non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo».”





Meno male che Silvio c’e’

2 07 2008

Esultino coloro che hanno avuto la fortuna di commettere in Italia

  • sequestri di persona
  • estorsione
  • rapina
  • furti in appartamento
  • scippi
  • associazione a delinquere
  • stupro e violenza sessuale
  • aborto clandestino
  • bancarotta fraudolenta
  • sfruttamento prostituzione
  • frodi fiscali
  • usura
  • falsificazione documenti pubblici
  • corruzione
  • rivelazione del segreto d’ufficio
  • reati informatici
  • vendita di prodotti con marchi contraffatti
  • detenzione di materiale pedo-pornografico
  • porto e detenzione d’armi anche clandestino
  • omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale
  • calunnia
  • truffa comunitaria
  • incendio
  • traffico di rifiuti
  • adulterazione di sostanze alimentari
  • e altro…

Non saranno processati per almeno un anno. Poi i loro procedimenti si ritroveranno nella stessa giungla di prima con in piu’ tutti quelli iniziati durante l’anno stesso.
Forza, con un po’ di fortuna il reato vi va in prescrizione! Meno male che Silvio c’e'…





Il ritorno della casta

16 06 2008

Dopo le elezioni, chi vince va sempre in luna di miele con gli elettori. C’e’  un clima di speranza, aspettative, ottimismo, alimentati anche da  dichiarazioni di buoni propositi.
Perfino chi ha votato altrimenti, spera nel bene del Paese.
Poi, si comincia a passare ai fatti e li’ arrivano inevitabilmente le  disillusioni. In questi giorni in Italia si stanno furbescamente passando  iniziative e interventi con una facciata “popolare”, ma implicazioni auto-  protettive della classe politica.

Ad esempio, le intecettazioni. Con il pretesto della protezione della  privacy, sacrosanto diritto, si limita fortemente agli inquirenti la  possibilita’ di ascoltare le telefonate di sospetti. Ne restano fuori i reati da  colletti bianchi, mentre sono permesse (e anche qui con meccanismi  limitativi) per reati cosiddetti gravissimi. Ma la difesa della privacy sta a  mio avviso nell’impedire la pubblicazione di intercettazioni sui giornali e  la “negligenza” delle procure nella fuga di notizie.
L’investigazione in se’ non viola la privacy. Non piu’, ad esempio, del sequestro di un computer che contiene documenti e email. Lo Stato che definisce le regole del vivere sociale ha il diritto, sulla base di indizi e sospetti, di usare tutti i mezzi investigativi.

Ora nel decreto sicurezza spunta anche una norma per rimandare i “processi non urgenti per la pubblica sicurezza”. Di fatto, considerando il numero di processi per rapine, omicidi, stupri, sequestri, etc etc. che devono essere conclusi, un processo diciamo per truffa, abuso d’ufficio o corruzione e’ rimandato all’infinito. Insomma, per risolvere il problema dei tempi della giustizia, si favoriscono alcuni imputati, mentre i tempi rimangono esattamente gli stessi per altri (quindi il problema in se’ rimane).
Per cui se sei un pubblico funzionario o ad esempio un manager, sara’ difficile fare uso delle intercettazioni per indagare su di te e se mai tra queste difficolta’ si arrivasse a un rinvio a giudizio, questo praticamente non avverra’ mai per decreto. Capolavoro!