A proposito di integrazione.

20 10 2008

 

In Italia un deputato leghista, tale Roberto Cota, ha proposto classi differenziate per gli stranieri, che prima di frequentare una classe italiana devono provare una sorta di idoneita’ a frequentare la scuola italiana.

Se non superano il test di lingua e conoscenza delle basi, saranno inseriti in classi propedeutiche.

Questo, a detta del deputato leghista, favorirebbe l’integrazione.

Io vivo negli Emirati Arabi Uniti, un paese con una storia breve e una altissima presenza di stranieri.

Ho iscritto mia figlia di 5 anni a una International School senza che sapesse una parola d’inglese, la lingua usata nella scuola e nel paese per qualsiasi interazione personale. Di fatto e’ la lingua locale.

Tre mesi dopo lo parlava senza problemi con i suoi compagni di classe, di circa una dozzina di nazionalita’ diverse.

Una volta l’anno si celebra l’International Day (dalla festa dell’anno scorso e’ tratta la foto), dove tutti gli alunni condividono con gli altri bambini informazioni sul loro paese, si vestono con abito tradizionale, portano dolci, raccontano di usanze locali, etc.

Tutti imparano qualcosa sugli altri. Nessuno e’ destinato a classe diversa o percorso formativo diverso sulla base della sua nazionalita’.

Vi partecipano anche genitori, ma immagino che il padano doc avrebbe difficolta’ ad adattarsi.

Mia figlia ha amici bianchi, neri e gialli, e cresce considerando tutti uguali. Questo e’ integrazione.





Ultima, prometto.

6 10 2008

Nel blog non scrivero’ piu’ di cose italiane, per questo ce ne sara’ un altro. D’ora in poi, solo Dubai.

Ma questa era troppo succulenta per ignorarla.

Allora, il nostro guru del din-din Giulio Tremonti, nel 2003 proponeva un sistema di stimolo dei consumi pari a quello americano ed e’ solo un caso se non siamo in mutande.

La pagina in Wikipedia scrive infatti: “Nel Documento di programmazione economica finanziaria presentato nel 2003 propose il rilancio dei consumi mediante l’apertura di linee di credito derivanti dal rifinanziamento dei mutui ipotecari, rifinanziamento reso possibile, a detta del Ministro, dalla crescita dei valori immobiliari”.

La nota a pie’ di pagina rimanda a un articolo di Repubblica.it di quello stesso periodo, dove si legge: “”Gran parte della ricchezza delle famiglie è concentrata nel mercato immobiliare – è scritto bella bozza di Dpef – ed un sostegno ai consumi, fondamentale per la crescita del nostro paese, potrebbe derivare dalla possibilità di convertire in reddito parte di tale ricchezza”. In sostanza il governo punta sul mattone per “finanziare i consumi, convertendo in reddito una parte della ricchezza accumulata dalle famiglie attraverso la casa”. E lo mette nero su bianco nel Dpef parlando di “elevate potenzialità di finanziare i consumi”, attraverso “linee di credito al consumo direttamente garantite dal mutuo ipotecario: sono una valida alternativa – si legge nella bozza del documento – sebbene costituiscano un innovazione”. Un meccanismo che potrebbe anche trasformarsi in una sorta di pensione integrativa: una “rendita” per i proprietari in età “più avanzata del ciclo vitale”, ovvero per i più anziani. [...].

La logica dell’operazione – si legge nella bozza del Dpef – “consiste nel generare flussi di cassa, rifinanziando mutui preesistenti”. Un’opportunità fornita, da un lato, dalla “crescita dei prezzi delle case che aumenta il valore ipotecabile” e, dall’altro, dai “minori tassi di interesse che riducono la rata del mutuo”.

Una strada già percorsa da altri paesi che – sottolinea la bozza – potrebbe essere seguita anche dall’Italia dove “i prezzi delle abitazioni risultano costantemente in crescita dal 1998″ e dove il “rapporto tra ricchezza immobiliare e reddito disponibile risulta particolarmente elevato”.”

Esattamente il modello americano. Solo che poi i tassi sono saliti e il valore degli immobili e’ calato.

Per fortuna all’epoca litigo’ con Fini al punto di dimettersi ed essere sostituito.

E’ incredibile che oggi abbia la faccia di “proporre soluzioni”.

Questa gente deve essere presa a calci a reti unificate (solo che appartengono tutte a loro), come in “Assassinio sull’Orient Express”. Gente in fila a dare un calcio, a turno.