Il mondo va a ramengo e crolla tutto. Le piu’ grandi banche americane (quindi del mondo) dichiarano bancarotta, il governo americano nazionalizza (comunisti) per salvare il salvabile, ed e’ questione di molto poco tempo perche’ ne sia travolta anche l’Europa.
Le interrelazioni e connessioni tra le banche attraverso fondi comuni e altri meccanismi finanziari sono tali che il crollo di una non puo’ non avere impatto sulle altre. Tanto piu’ grande la banca, tanto piu’ grande l’impatto.
Scenari apocalittici, e gli unici che hanno i soldi sono gli arabi, gli indiani e i cinesi, che compreranno a due lire i ruderi e ci daranno da lavorare. Diventeremo i loro schiavi e si prenderanno una bella rivincita.
Viviamo in un capitalismo fittizio in cui non conta il valore reale di una azienda, ma quello percepito. Il valore di una azienda sale con promesse, annunci, scenari di cose che potrebbero non arrivare mai, mentre il prodotto reale intanto e’ inesistente.
Le banche le danno soldi su una promessa, l’azienda si indebita, le promesse non sono mantenute, l’azienda fallisce. Si dira’, e’ la legge del mercato. Diro’, quando fallisce finiscono per strada i dipendenti, ci perdono soldi i risparmiatori, e i manager sono licenziati con una bella buonuscita e si riciclano da qualche altra parte, indebitandosi ancora.
Il capitalismo e’ rischio economico e non se lo prende piu’ nessuno. Ha vinto il comunismo, fanno tutti le cose con i soldi degli altri.
In Italia il self-made imprenditore che si e’ fatto primo ministro prende una azienda pubblica morente, dopo aver contribuito al disfacimento in 5 anni di governo (azioni da 10 euro a 1 euro) la spacca in due, molla i debiti ai contribuenti e la da’ pulita a un gruppo di imprenditori che hanno gia’ altre concessioni pubbliche. Che la prendono a rischio limitatissimo, per rivenderla inevitabilmente con un po’ di utili in tasca propria fra 5 anni a un vettore straniero, con buona pace del nazionalismo pre-elettorale.
Per riuscire nel progetto, le funzioni dell’Antitrust (il regolatore del mercato) sono sospese per 6 mesi e il concorrente si fonde nella nuova compagnia. Risultato per gli investitori: rischio minimo in quasi monopolio. Del resto il nano ridens sponsor dell’operazione ha creato imperi in monopolio e ha sempre fallito miseramente in condizioni di concorrenza (Standa, l’operatore telefonico Blu), per cui e’ abituato cosi’.
Auguri.

